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	<title>Foucault - Luiss University Press</title>
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	<description>Casa editrice dell'Universit&#224; Luiss</description>
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		<title>Furor</title>
		<link>https://luissuniversitypress.it/pubblicazioni/furor/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Della Sala]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Apr 2023 08:48:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Gli antichi norreni chiamavano berserksgangr lo spirito che trasformava i guerrieri in uomini orso. Accecati da un’ira animale, indotti in uno stato confusionale, i berserkr si gettavano nella battaglia senza patire dolore e senza provare alcuna pietà. È di un simile furore, brutale e irrazionale, confuso ed emotivo, che scrive Carlo Bordoni, il cui sguardo [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Gli antichi norreni chiamavano berserksgangr lo spirito che trasformava i guerrieri in uomini orso. Accecati da un’ira animale, indotti in uno stato confusionale, i berserkr si gettavano nella battaglia senza patire dolore e senza provare alcuna pietà. È di un simile furore, brutale e irrazionale, confuso ed emotivo, che scrive Carlo Bordoni, il cui sguardo analitico non tratta però di epoche antiche ma dipinge piuttosto la nostra società occidentale; una società in cui la ragione, la scienza e il pensiero, soli antidoti all’erompere della forza bruta, sono ormai venuti meno. Ma come si è arrivati a tutto ciò? In che modo la ragione è stata sconfitta? Senza fare facili moralismi, Bordoni propone un’idea tanto paradossale quanto suggestiva: la violenza e l’irrazionalismo non hanno a che fare con qualche spirito antico e magico, ma con l’etica. Occorre infatti tornare a riflettere sul rapporto, spesso sottaciuto, della violenza con l’etica. Dalle considerazioni di Benjamin, Foucault e Derrida sulla violenza in quanto creatrice di diritto, passando per quelle di Aristotele e Bourdieu sulla mutevolezza dell’habitus, fino alle critiche di Adorno e Butler sull’anacronismo etico come forma d’imposizione, Bordoni dipinge la nostra epoca come quella in cui si concretizza una tendenza alla violenza etica, cioè al tentativo di giustificare la violenza sulle basi di reazioni e argomenti emotivi. È quando questa emozione condivisa diventa “etica”, cioè moralmente accettabile, che dobbiamo iniziare a temere che la società crolli in un irrazionalismo diffuso e pericoloso.</p>
<blockquote><p>“Riflettendo sul paradosso di una violenza etica – e di molti altri enigmi della razionalità e dell’irrazionalità umana – il libro di Bordoni ci conduce tra tempi e luoghi differenti, in compagnia di molti filosofi e scrittori contemporanei. È un libro che costringe a fermarsi e riflettere dopo ogni frase.”<br />
Colin Crouch, Università di Warwick</p></blockquote><p>The post <a href="https://luissuniversitypress.it/pubblicazioni/furor/">Furor</a> first appeared on <a href="https://luissuniversitypress.it">Luiss University Press</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://luissuniversitypress.it/pubblicazioni/furor/">Furor</a> proviene da <a href="https://luissuniversitypress.it">Luiss University Press</a>.</p>
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		<title>Il disfacimento del demos</title>
		<link>https://luissuniversitypress.it/pubblicazioni/il-disfacimento-del-demos/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Della Sala]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Mar 2023 09:31:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Questo è il paradosso centrale, forse persino lo stratagemma centrale, della governance neoliberista: la rivoluzione neoliberista avviene nel nome della libertà – liberi mercati, Paesi liberi, uomini liberi –, ma distrugge le basi su cui la libertà poggia, la sovranità degli Stati e dei soggetti. Gli Stati sono subordinati al mercato, governano per il mercato [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Questo è il paradosso centrale, forse persino lo stratagemma centrale, della governance neoliberista: la rivoluzione neoliberista avviene nel nome della libertà – liberi mercati, Paesi liberi, uomini liberi –, ma distrugge le basi su cui la libertà poggia, la sovranità degli Stati e dei soggetti. Gli Stati sono subordinati al mercato, governano per il mercato e acquisiscono o perdono legittimità in base agli alti e bassi del mercato; inoltre gli Stati rimangono intrappolati nella separazione tra la spinta capitalista all’accumulazione e l’imperativo della crescita economica nazionale. I soggetti, liberati per poter perseguire l’accrescimento del loro capitale umano, emancipati da ogni preoccupazione e regolamentazione da parte della sfera sociale, politica, comune o collettiva, vengono inseriti nelle norme e negli imperativi della condotta di mercato e integrati negli obiettivi dell’azienda, dell’industria, della regione, della nazione o della costellazione postnazionale a cui la loro esistenza è legata. Nella politica, nella cultura e nella società, e quindi nelle discipline che le studiano, esiste solo l’<em>homo oeconomicus</em>.<br />
— WENDY BROWN</p></blockquote>
<p>L&#8217;opera di Wendy Brown rappresenta una forma rigorosa di vigilanza sullo stato della democrazia. In tempi come i nostri in cui pare sia sufficiente il rispetto delle procedure per assicurare il buono stato della democrazia, i suoi libri registrano come un preciso sismografo le crepe che si aprono all’interno della democrazia – a partire dal suo angolo di osservazione, l’Occidente e in particolare gli Stati Uniti – sul piano dei discorsi, delle pratiche, delle istituzioni. Politologa e filosofa della politica, a differenza dell’approccio analitico predominante negli Stati Uniti in queste discipline accademiche, Brown pone come criterio di analisi il concetto stesso di “democrazia”: “governo del popolo”. La questione dirimente è allora se – mediante le istituzioni e le procedure – un popolo effettivamente governi sé stesso; per stabilirlo, non basta restare sul piano della democrazia formale, dove il discrimine tra come un popolo si governa e come un popolo è governato è labile. Anzi, la democrazia formale può finire per configurare un kratos che si rende autonomo dal suo demos, le cui procedure formalizzano poteri non democratici, che non derivano cioè dall’autodeterminazione del demos.<br />
— DARIO GENTILI</p><p>The post <a href="https://luissuniversitypress.it/pubblicazioni/il-disfacimento-del-demos/">Il disfacimento del demos</a> first appeared on <a href="https://luissuniversitypress.it">Luiss University Press</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://luissuniversitypress.it/pubblicazioni/il-disfacimento-del-demos/">Il disfacimento del demos</a> proviene da <a href="https://luissuniversitypress.it">Luiss University Press</a>.</p>
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