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	<title>irrazionalismo - Luiss University Press</title>
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		<title>Mitologie italiane</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Della Sala]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Apr 2023 11:30:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Le mitologie politiche offrono agli Stati una visione grandiosa e confortante del proprio destino e la diffondono per assicurarsi una facile presa sul popolo. In Mitologie Italiane, Riccardo Pugnalin e Antonio Pilati analizzano alcuni dei miti dell’Italia unita che a tutt’oggi sono duri a morire, influenzando la percezione pubblica e suggestionando le scelte del popolo [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Le mitologie politiche offrono agli Stati una visione grandiosa e confortante del proprio destino e la diffondono per assicurarsi una facile presa sul popolo. In Mitologie Italiane, Riccardo Pugnalin e Antonio Pilati analizzano alcuni dei miti dell’Italia unita che a tutt’oggi sono duri a morire, influenzando la percezione pubblica e suggestionando le scelte del popolo sovrano. Il primo e più radicato di questi falsi miti è l’idea secondo cui l’Italia, in virtù di un secolare primato culturale, esprime una missione di civiltà a raggio universale. Roma con il suo carico di eventi e di gloria è il principale catalizzatore di questo mito. Eppure, oltre il mito, l’attuale cultura italiana, i suoi intellettuali e la formazione proposta dalle università sono ben lontane dalla gloria e dai fasti di un tempo. Il secondo mito è quello secondo cui l’unità economico-politica dell’Europa espanderebbe le chance di sviluppo dell’Italia, rafforzando il suo primato internazionale e assicurando la sua tenuta sociale. Entrambe queste leggende, forgiate ad hoc da politici tutt’altro che disinteressati, hanno solamente un contenuto sentimentale che attribuisce alla nazione un’immagine desiderata con poca o nulla attinenza con la verità dei fatti: mancano l’analisi dei rapporti di forza e la percezione della realtà effettuale. La politica vera, la politica che sa operare per il bene della nazione e del popolo, inizia lì dove si sostituisce l’analisi al mito, la capacità tecnica alle credenze, la forza delle analisi alle facili suggestioni e agli incanti della ragione: lì dove la politica si fa comunicazione, certamente, ma della verità.</p>
<blockquote><p>“Il grande pubblico, disinteressato alla mitologia quando la vive, la attraversa e contribuisce a riprodurla. Il mito – oramai stabilizzato nella società – diventa oggetto di culto da proteggere e da perseguire. Il mito prevale su ogni altra considerazione critica nei suoi confronti. Il grande pubblico e gli specialisti non si occupano né si preoccupano delle mitologie politiche e dei loro impatti sulla società. Ancora di meno la teoria mitologica si preoccupa delle conseguenze che provoca, mentre l’opinione pubblica, solo dopo averne vissuto l’esperienza, riesce a comprenderne gli effetti. […] Le mitologie politiche agiscono sul tessuto sociale come arieti e motori irrefrenabili di decisioni politiche che, prese senza accorgersi del contesto storico nel quale agiscono perché fortemente convinte del loro mito, rischiano di produrre effetti distorsivi e non positivi. La mitologia, infatti, mal si coniuga con la realtà, agendo con una determinazione radicale, quasi sacrale.”</p></blockquote><p>The post <a href="https://luissuniversitypress.it/pubblicazioni/mitologie-italiane/">Mitologie italiane</a> first appeared on <a href="https://luissuniversitypress.it">Luiss University Press</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://luissuniversitypress.it/pubblicazioni/mitologie-italiane/">Mitologie italiane</a> proviene da <a href="https://luissuniversitypress.it">Luiss University Press</a>.</p>
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		<title>Furor</title>
		<link>https://luissuniversitypress.it/pubblicazioni/furor/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Della Sala]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Apr 2023 08:48:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Gli antichi norreni chiamavano berserksgangr lo spirito che trasformava i guerrieri in uomini orso. Accecati da un’ira animale, indotti in uno stato confusionale, i berserkr si gettavano nella battaglia senza patire dolore e senza provare alcuna pietà. È di un simile furore, brutale e irrazionale, confuso ed emotivo, che scrive Carlo Bordoni, il cui sguardo [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Gli antichi norreni chiamavano berserksgangr lo spirito che trasformava i guerrieri in uomini orso. Accecati da un’ira animale, indotti in uno stato confusionale, i berserkr si gettavano nella battaglia senza patire dolore e senza provare alcuna pietà. È di un simile furore, brutale e irrazionale, confuso ed emotivo, che scrive Carlo Bordoni, il cui sguardo analitico non tratta però di epoche antiche ma dipinge piuttosto la nostra società occidentale; una società in cui la ragione, la scienza e il pensiero, soli antidoti all’erompere della forza bruta, sono ormai venuti meno. Ma come si è arrivati a tutto ciò? In che modo la ragione è stata sconfitta? Senza fare facili moralismi, Bordoni propone un’idea tanto paradossale quanto suggestiva: la violenza e l’irrazionalismo non hanno a che fare con qualche spirito antico e magico, ma con l’etica. Occorre infatti tornare a riflettere sul rapporto, spesso sottaciuto, della violenza con l’etica. Dalle considerazioni di Benjamin, Foucault e Derrida sulla violenza in quanto creatrice di diritto, passando per quelle di Aristotele e Bourdieu sulla mutevolezza dell’habitus, fino alle critiche di Adorno e Butler sull’anacronismo etico come forma d’imposizione, Bordoni dipinge la nostra epoca come quella in cui si concretizza una tendenza alla violenza etica, cioè al tentativo di giustificare la violenza sulle basi di reazioni e argomenti emotivi. È quando questa emozione condivisa diventa “etica”, cioè moralmente accettabile, che dobbiamo iniziare a temere che la società crolli in un irrazionalismo diffuso e pericoloso.</p>
<blockquote><p>“Riflettendo sul paradosso di una violenza etica – e di molti altri enigmi della razionalità e dell’irrazionalità umana – il libro di Bordoni ci conduce tra tempi e luoghi differenti, in compagnia di molti filosofi e scrittori contemporanei. È un libro che costringe a fermarsi e riflettere dopo ogni frase.”<br />
Colin Crouch, Università di Warwick</p></blockquote><p>The post <a href="https://luissuniversitypress.it/pubblicazioni/furor/">Furor</a> first appeared on <a href="https://luissuniversitypress.it">Luiss University Press</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://luissuniversitypress.it/pubblicazioni/furor/">Furor</a> proviene da <a href="https://luissuniversitypress.it">Luiss University Press</a>.</p>
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