<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>cesare alemanni - Luiss University Press</title>
	<atom:link href="https://luissuniversitypress.it/tag/cesare-alemanni/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://luissuniversitypress.it/tag/cesare-alemanni/</link>
	<description>Casa editrice dell'Universit&#224; Luiss</description>
	<lastBuildDate>Tue, 24 Jun 2025 14:10:15 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>

<image>
	<url>https://luissuniversitypress.it/wp-content/uploads/2021/01/cropped-apple-icon-32x32.png</url>
	<title>cesare alemanni - Luiss University Press</title>
	<link>https://luissuniversitypress.it/tag/cesare-alemanni/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Velocissima di Cesare Alemanni: un viaggio nell’evoluzione dell’industria automobilistica</title>
		<link>https://luissuniversitypress.it/velocissima-di-cesare-alemanni-un-viaggio-nellevoluzione-dellindustria-automobilistica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Jun 2025 11:00:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[automotive]]></category>
		<category><![CDATA[cesare alemanni]]></category>
		<category><![CDATA[elon musk]]></category>
		<category><![CDATA[henry ford]]></category>
		<category><![CDATA[industria automobilistica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://luissuniversitypress.it/?p=17084</guid>

					<description><![CDATA[<p>L’industria automobilistica globale è oggi al centro di una trasformazione storica, influenzata da innovazioni tecnologiche, nuove dinamiche di mercato e pressioni ambientali crescenti. Nel suo libro &#8220;Velocissima&#8221;, Cesare Alemanni racconta questo viaggio, dall’introduzione della produzione di massa con Henry Ford fino alle sfide contemporanee legate alla guida autonoma e alla mobilità elettrica di Elon Musk. [...]</p>
<p>The post <a href="https://luissuniversitypress.it/velocissima-di-cesare-alemanni-un-viaggio-nellevoluzione-dellindustria-automobilistica/">Velocissima di Cesare Alemanni: un viaggio nell’evoluzione dell’industria automobilistica</a> first appeared on <a href="https://luissuniversitypress.it">Luiss University Press</a>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://luissuniversitypress.it/velocissima-di-cesare-alemanni-un-viaggio-nellevoluzione-dellindustria-automobilistica/">Velocissima di Cesare Alemanni: un viaggio nell’evoluzione dell’industria automobilistica</a> proviene da <a href="https://luissuniversitypress.it">Luiss University Press</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="372" data-end="787">L’industria automobilistica globale è oggi al centro di una trasformazione storica, influenzata da innovazioni tecnologiche, nuove dinamiche di mercato e pressioni ambientali crescenti. Nel suo libro <strong data-start="572" data-end="589">&#8220;Velocissima&#8221;</strong>, Cesare Alemanni racconta questo viaggio, dall’introduzione della produzione di massa con Henry Ford fino alle sfide contemporanee legate alla guida autonoma e alla mobilità elettrica di Elon Musk.</p>
<h2 data-start="794" data-end="844"><strong>Un mercato globale in crescita e trasformazione</strong></h2>
<p data-start="846" data-end="1481">Secondo dati recenti (<a class="cursor-pointer" target="_new" rel="noopener" data-start="868" data-end="1047">ansa.it</a>), le vendite globali di veicoli leggeri nel 2025 sono previste a 89,6 milioni di unità, con una crescita dell’1,7% rispetto all’anno precedente. Questa ripresa, pur moderata, indica la resilienza del settore dopo anni di incertezza legati a crisi sanitarie e turbolenze economiche. Tuttavia, la crescita non è omogenea: mentre i mercati emergenti guidano la domanda, l’Europa e il Nord America stanno affrontando sfide più complesse.</p>
<h2 data-start="1488" data-end="1534"><strong>La rivoluzione elettrica e la sostenibilità</strong></h2>
<p data-start="1536" data-end="2137">Un punto focale dell’industria è la transizione verso veicoli elettrici (EV). Le proiezioni per il 2025 indicano che le vendite globali di EV supereranno i 20 milioni, arrivando a rappresentare oltre un quarto del totale delle vendite di auto nuove (<a class="cursor-pointer" target="_new" rel="noopener" data-start="1786" data-end="1954">greenreport.it</a>). Questo cambiamento è favorito da un aumento dell’offerta di modelli accessibili, politiche di incentivi pubblici e una crescente consapevolezza ambientale da parte dei consumatori.</p>
<p data-start="2139" data-end="2459">La mobilità elettrica rappresenta non solo un’innovazione tecnologica, ma una vera e propria trasformazione industriale, che coinvolge catene di fornitura, infrastrutture e modelli di business. Alemanni nel suo libro sottolinea come questa fase possa ridefinire i paradigmi produttivi e sociali associati all’automobile.</p>
<h2 data-start="2466" data-end="2500"><strong>Sfide strutturali e industriali</strong></h2>
<p data-start="2502" data-end="2969">Nonostante le opportunità, l’industria automobilistica deve fronteggiare problemi strutturali significativi. Secondo un report di Gartner (<a class="cursor-pointer" target="_new" rel="noopener" data-start="2641" data-end="2787">reuters.com</a>), diversi impianti produttivi in Europa e Nord America rischiano la chiusura entro il 2025 a causa della sovracapacità produttiva e della crescente pressione competitiva sui prezzi.</p>
<p data-start="2971" data-end="3331">Questo scenario richiede alle aziende di innovare rapidamente e di adottare strategie flessibili, bilanciando investimenti in nuove tecnologie con la sostenibilità economica e sociale. Alemanni analizza come queste dinamiche industriali influenzino anche le comunità e i territori legati alla produzione automobilistica, creando nuove forme di impatto sociale.</p>
<h2 data-start="3338" data-end="3402"><strong>“Velocissima”: un libro chiave per capire la mobilità moderna</strong></h2>
<p data-start="3404" data-end="3666">Con un approccio interdisciplinare, <strong data-start="3440" data-end="3455">Velocissima</strong> offre una lettura critica ma accessibile del settore automotive, spiegando non solo i cambiamenti tecnologici ma anche quelli culturali e simbolici che riguardano il modo in cui percepiamo e utilizziamo l’auto.</p>
<p data-start="3668" data-end="3890">Il testo è consigliato a chiunque voglia comprendere le radici storiche e le prospettive future di un settore che continua a muoversi a velocità impressionante, in equilibrio tra innovazione, sostenibilità e sfide globali.</p>
<p data-start="3668" data-end="3890"><div class="woocommerce columns-4 "><div class="products row row-small large-columns-4 medium-columns-3 small-columns-2 has-equal-box-heights equalize-box">

<div class="product-small col has-hover product type-product post-16932 status-publish first instock product_cat-impresa-e-management product_tag-automobile product_tag-automotive product_tag-elon-musk product_tag-henry-ford product_tag-industria has-post-thumbnail taxable shipping-taxable purchasable product-type-variable">
	<div class="col-inner">
	
<div class="badge-container absolute left top z-1">

</div>
	<div class="product-small box ">
		<div class="box-image">
			<div class="image-fade_in_back">
				<a href="https://luissuniversitypress.it/pubblicazioni/velocissima-industria-della-auto-da-henry-ford-a-elon-musk-luiss-university-press/" aria-label="Velocissima_Alemanni_copertina"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="247" height="353" src="https://luissuniversitypress.it/wp-content/uploads/2025/06/Velocissima_Alemanni_copertina-247x353.jpg" class="attachment-woocommerce_thumbnail size-woocommerce_thumbnail" alt="Velocissima_Alemanni_copertina" srcset="https://luissuniversitypress.it/wp-content/uploads/2025/06/Velocissima_Alemanni_copertina-247x353.jpg 247w, https://luissuniversitypress.it/wp-content/uploads/2025/06/Velocissima_Alemanni_copertina-210x300.jpg 210w, https://luissuniversitypress.it/wp-content/uploads/2025/06/Velocissima_Alemanni_copertina-716x1024.jpg 716w, https://luissuniversitypress.it/wp-content/uploads/2025/06/Velocissima_Alemanni_copertina-768x1099.jpg 768w, https://luissuniversitypress.it/wp-content/uploads/2025/06/Velocissima_Alemanni_copertina-1074x1536.jpg 1074w, https://luissuniversitypress.it/wp-content/uploads/2025/06/Velocissima_Alemanni_copertina-300x429.jpg 300w, https://luissuniversitypress.it/wp-content/uploads/2025/06/Velocissima_Alemanni_copertina-1320x1889.jpg 1320w, https://luissuniversitypress.it/wp-content/uploads/2025/06/Velocissima_Alemanni_copertina-510x730.jpg 510w, https://luissuniversitypress.it/wp-content/uploads/2025/06/Velocissima_Alemanni_copertina.jpg 1342w" sizes="(max-width: 247px) 100vw, 247px" /></a>
			</div>
			<div class="image-tools is-small top right show-on-hover">
							</div>
			<div class="image-tools is-small hide-for-small bottom left show-on-hover">
							</div>
			<div class="image-tools grid-tools text-center hide-for-small bottom hover-slide-in show-on-hover">
							</div>
					</div>

		<div class="box-text box-text-products">
			<div class="title-wrapper">		<p class="category uppercase is-smaller no-text-overflow product-cat op-8">
			Impresa e management		</p>
	<p class="name product-title woocommerce-loop-product__title"><a href="https://luissuniversitypress.it/pubblicazioni/velocissima-industria-della-auto-da-henry-ford-a-elon-musk-luiss-university-press/" class="woocommerce-LoopProduct-link woocommerce-loop-product__link">Velocissima</a></p></div><div class="price-wrapper">
	
		<span class="price"><span class="woocommerce-Price-amount amount" aria-hidden="true"><bdi><span class="woocommerce-Price-currencySymbol">&euro;</span>9,99</bdi></span> <span aria-hidden="true">-</span> <span class="woocommerce-Price-amount amount" aria-hidden="true"><bdi><span class="woocommerce-Price-currencySymbol">&euro;</span>18,00</bdi></span><span class="screen-reader-text">Fascia di prezzo: da &euro;9,99 a &euro;18,00</span> <small class="woocommerce-price-suffix">IVA inclusa</small></span>
	</div><div class="add-to-cart-button"><a href="https://luissuniversitypress.it/pubblicazioni/velocissima-industria-della-auto-da-henry-ford-a-elon-musk-luiss-university-press/" aria-describedby="woocommerce_loop_add_to_cart_link_describedby_16932" data-quantity="1" class="primary is-small mb-0 button product_type_variable add_to_cart_button is-shade" data-product_id="16932" data-product_sku="" aria-label="Seleziona le opzioni per &ldquo;Velocissima&rdquo;" rel="nofollow">Scegli</a></div>	<span id="woocommerce_loop_add_to_cart_link_describedby_16932" class="screen-reader-text">
		Questo prodotto ha più varianti. Le opzioni possono essere scelte nella pagina del prodotto	</span>
		</div>
	</div>
		</div>
</div>
</div><!-- row -->
</div>
<h3 data-start="3897" data-end="3923"><strong>Informazioni sul libro</strong></h3>
<ul data-start="3925" data-end="4303">
<li data-start="3925" data-end="3956">
<p data-start="3927" data-end="3956"><strong data-start="3927" data-end="3938">Autore:</strong> Cesare Alemanni</p>
</li>
<li data-start="3957" data-end="4031">
<p data-start="3959" data-end="4031"><strong data-start="3959" data-end="3970">Titolo:</strong> Velocissima. Industria dell’auto da Henry Ford a Elon Musk</p>
</li>
<li data-start="4032" data-end="4071">
<p data-start="4034" data-end="4071"><strong data-start="4034" data-end="4046">Editore:</strong> LUISS University Press</p>
</li>
<li data-start="4072" data-end="4090">
<p data-start="4074" data-end="4090"><strong data-start="4074" data-end="4083">Anno:</strong> 2024</p>
</li>
<li data-start="4091" data-end="4110">
<p data-start="4093" data-end="4110"><strong data-start="4093" data-end="4104">Pagine:</strong> 280</p>
</li>
<li data-start="4111" data-end="4303">
<p data-start="4113" data-end="4303"><strong data-start="4113" data-end="4133">Link d’acquisto:</strong> <a class="" href="https://luissuniversitypress.it/pubblicazioni/velocissima-industria-della-auto-da-henry-ford-a-elon-musk-luiss-university-press/" target="_new" rel="noopener" data-start="4134" data-end="4303">Velocissima su LUISS University Press</a></p>
</li>
</ul><p>The post <a href="https://luissuniversitypress.it/velocissima-di-cesare-alemanni-un-viaggio-nellevoluzione-dellindustria-automobilistica/">Velocissima di Cesare Alemanni: un viaggio nell’evoluzione dell’industria automobilistica</a> first appeared on <a href="https://luissuniversitypress.it">Luiss University Press</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://luissuniversitypress.it/velocissima-di-cesare-alemanni-un-viaggio-nellevoluzione-dellindustria-automobilistica/">Velocissima di Cesare Alemanni: un viaggio nell’evoluzione dell’industria automobilistica</a> proviene da <a href="https://luissuniversitypress.it">Luiss University Press</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La crisi del mar Rosso, di Cesare Alemanni</title>
		<link>https://luissuniversitypress.it/la-crisi-del-mar-rosso-articolo-cesare-alemanni-logistica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jan 2024 15:43:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Contributi]]></category>
		<category><![CDATA[cesare alemanni]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[la signora delle merci]]></category>
		<category><![CDATA[logistica]]></category>
		<category><![CDATA[mar rosso]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://luissuniversitypress.it/?p=11978</guid>

					<description><![CDATA[<p>Cesare Alemanni, autore del libro &#8221;La signora delle merci&#8221; (Luiss University Press) pubblicato nel 2023, si occupa da tempo del tema dei trasporti nel mondo. Nel suo libro racconta, attraverso una scrittura ricca, avvincente e scorrevole, l&#8217;affascinante mondo della logistica attraverso una ricostruzione accurata e appassionata di vicende, idee e personaggi incredibili che hanno cambiato [...]</p>
<p>The post <a href="https://luissuniversitypress.it/la-crisi-del-mar-rosso-articolo-cesare-alemanni-logistica/">La crisi del mar Rosso, di Cesare Alemanni</a> first appeared on <a href="https://luissuniversitypress.it">Luiss University Press</a>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://luissuniversitypress.it/la-crisi-del-mar-rosso-articolo-cesare-alemanni-logistica/">La crisi del mar Rosso, di Cesare Alemanni</a> proviene da <a href="https://luissuniversitypress.it">Luiss University Press</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Cesare Alemanni</strong>, autore del libro<strong> &#8221;La signora delle merci&#8221;</strong> (Luiss University Press) pubblicato nel 2023, si occupa da tempo del tema dei trasporti nel mondo. Nel suo libro racconta, attraverso una scrittura ricca, avvincente e scorrevole, l&#8217;affascinante mondo della logistica attraverso una ricostruzione accurata e appassionata di vicende, idee e personaggi incredibili che hanno cambiato la storia dei trasporti negli anni. Cesare Alemanni, inoltre, è anche autore di una newsletter molto seguita, dal titolo<strong> &#8221;Macro&#8221;</strong>: riflessioni, approfondimenti, racconti su quello che sta accadendo in questi anni, nel mondo, e i riverberi che tutto ciò ha sui trasporti globali. Di seguito, vi proponiamo un suo contributo scritto il 22 gennaio 2024, incentrato sulla crisi del mar rosso. Buona lettura!</p>
<h2 class="post-title unpublished" style="text-align: justify;">Macro | La crisi del Mar Rosso</h2>
<p style="text-align: justify;">Bentornati su Macro. Primo post del nuovo anno! Purtroppo arriva a gennaio inoltrato, per non dire quasi finito, poiché in queste settimane tutto il mio tempo “libero” è assorbito da un <strong>nuovo libro in uscita a primavera</strong>. Nelle prossime settimane vi darò più informazioni su tema, titolo, date e così via. La crisi del Mar Rosso è il tema di questo primo articolo del 2024 di Macro, in cui raccolgo le domande essenziali sul tema.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Quanto pesa economicamente la crisi del Mar Rosso?</h3>
<p style="text-align: justify;">Un buon metro per capirlo è quello di osservare l’andamento dei <strong>costi di trasporto di un container “medio”. Ebbene, su alcune rotte, essi sono cresciuti più del 300%</strong> rispetto a novembre. Qualcuno ha paragonato l’attuale situazione ai problemi logistici creati, qualche anno fa, dalla pandemia ma la verità è che la situazione è diversa per due ragioni. La prima è che il covid causò una sospensione pressoché totale di alcune funzioni logistiche – porti chiusi a capacità ridotta, navi ferme etc – mentre gli <strong>attacchi degli Houthi causano soprattutto un problema di allungamento dei tempi di navigazione </strong>(in media di una decina di giorni)<strong>, con effetti significativi ma non paralizzanti sulla capacità di trasporto complessiva</strong>. Per questo <strong>le supply chain più colpite sono senz’altro quelle maggiormente sensibili al tempo</strong>: le filiere dell’alimentare e quelle industriali basate sul <em>just in time </em>(come dimostra la momentanea chiusura dello stabilimento Tesla di Berlino).</p>
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class="wp-image-11980 aligncenter" src="https://luissuniversitypress.it/wp-content/uploads/2024/01/Rotte-navali-Alemanni-300x175.jpg" alt="Rotte navali - Alemanni" width="1080" height="630" srcset="https://luissuniversitypress.it/wp-content/uploads/2024/01/Rotte-navali-Alemanni-300x175.jpg 300w, https://luissuniversitypress.it/wp-content/uploads/2024/01/Rotte-navali-Alemanni-247x144.jpg 247w, https://luissuniversitypress.it/wp-content/uploads/2024/01/Rotte-navali-Alemanni-510x298.jpg 510w, https://luissuniversitypress.it/wp-content/uploads/2024/01/Rotte-navali-Alemanni-1024x597.jpg 1024w, https://luissuniversitypress.it/wp-content/uploads/2024/01/Rotte-navali-Alemanni-768x448.jpg 768w, https://luissuniversitypress.it/wp-content/uploads/2024/01/Rotte-navali-Alemanni.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1080px) 100vw, 1080px" /></p>
<p style="text-align: justify;">L’altra grande differenza con il covid è che quella crisi fu globale mentre questa è localizzata. Perché è senz’altro vero, come ripeto in tutte le presentazioni del mio libro, che la logistica è un sistema di vasi comunicanti ma lo è anche che, inevitabilmente, la geografia conta. Perciò quando si tratta di Suez, è naturale che gli scambi più colpiti siano quelli tra Asia ed Europa. E infatti <strong>se osserviamo l’impatto dell’attuale crisi su altre rotte, diciamo quelle del Pacifico, </strong>vediamo che <strong>un “effetto Suez” si avverte </strong>nonostante la distanza<strong> </strong>(come dicevo: vasi comunicanti),<strong> ma comunque i costi dei container sono aumentati “solo” del 95%</strong>. Questo <strong>dato è rilevante per chi voglia stimare il potenziale impatto inflativo di questa crisi.</strong> Che ci sarà ma sarà probabilmente risulterà più ridotto di quanto si tema, e sicuramente inferiore a quello del covid (a meno che ovviamente il problema non si protragga per un tempo davvero molto, molto lungo).</p>
<p style="text-align: justify;">Questo non solo perché, come detto, più che di una rottura si tratta di un rallentamento delle filiere, ma anche perché, banalmente, le <strong>tipologie di scambi che si svolgono sull’asse Europa &#8211; Asia coinvolgono produzioni con impatti meno diffusi di quelle che, invece, si svolgono nel Pacifico</strong>. Se per esempio si inceppa la filiera indo-pacifica del chip, come accaduto tre anni fa, la cosa riguarda pressoché qualunque industria al mondo ma questo tipo di filiere non si muovono granché tra Asia ed Europa, dove invece transitano soprattutto “prodotti finiti” o import-export più “semplici”, sui quali i dissesti logistici certo incidono ma senza creare ulteriori spillover. Bisogna infine considerare che molti contratti logistici, specie per i trasporti su lunga distanza e ad alta frequenza e volume, sono decisi con mesi di anticipo, il che fa sì che gli effetti inflazionistici della crisi verranno relativamente spalmati nel tempo. Più che a un picco assisteremo probabilmente a un aumento sottopelle dell’inflazione. Non certo, in ogni caso, uno scenario ideale, se consideriamo che dall’inflazione, in teoria, stavamo uscendo.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Chi ci rimette di più e chi ci guadagna?</h3>
<p style="text-align: justify;">Paradossalmente a “guadagnarci” nel breve-medio periodo saranno gli armatori delle grandi navi cargo. Il <strong>2024 doveva essere un anno di contrazione dei ricavi a causa dell’immissione di nuova capacità di trasporto sul mercato</strong>, frutto (anche) di investimenti permessi dai grandi fatturati legati al picco dei prezzi del 2021/2022. Secondo quello che è il tipico ciclo “<em>boom and bust</em>” del settore, il 2024 avrebbe dovuto essere un anno di riduzione dei margini di profitto, in modo coerente con il trend del 2023. Ora che i prezzi sono risaliti il momento della “normalizzazione”, per un’industria che vive su margini spesso molto labili, sembra per ora rimandato. Dubito tuttavia che gli armatori siano contenti della <strong>situazione, considerando gli effetti che essa sta già avendo sui premi assicurativi e che, in generale, minaccia di avere sulla percezione dell’intero settore</strong>. È lecito infatti chiedersi: quante crisi esistenziali è disposta a tollerare il sistema produttivo/economico globale prima di adottare un modello <em>meno</em> dipendente dai trasporto marittimi (questo <em>meno</em> potrebbe anche essere relativamente “ridotto” e comunque basterebbe a mandare in bancarotta diversi skipper, date le caratteristiche del mercato e il modo in cui essi operano).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In quanto “esattore” dei diritti di passaggio da Suez, chi ci rimette (molto) denaro è di sicuro l’Egitto</strong>. Per un paese in già grande difficoltà economica, i mancati introiti (si parla di decine di milioni al giorno) da Suez rappresentano un ulteriore motivo di preoccupazione, specie considerando che l’Egitto dovrà, a un certo punto, con ogni probabilità anche reggere l’urto dei profughi da Gaza. Insomma si prevedono mesi “caldi”, difficili e pericolosi, a tutti i livelli, per un paese che ha un ruolo centrale nel puzzle politico della regione.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Se sono le più regioni colpite perché Cina ed Europa non intervengono contro gli Houthi?</h3>
<p style="text-align: justify;">Le ragioni sono numerose. Per cominciare perché <strong>nessun paese al mondo investe, annualmente, le risorse degli Stati Uniti</strong> (0,1 del PIL, pari a 40 miliardi di dollari) <strong>nella “polizia” delle rotte commerciali internazionali. Sono le vestigia della </strong><em><strong>Pax Americana </strong></em><strong>(o forse la prova che è stata dichiarata finita troppo presto)</strong>. Rispetto a chiunque altro, gli Stati Uniti hanno esperienza e mezzi impareggiabili per svolgere questo compito. E hanno anche, come accennato, l’interesse a <strong>mantenere la percezione, specie in Europa e in Asia, di essere i “garanti” del </strong><em><strong>free trade</strong></em><strong> e degli interessi economici degli alleati.</strong> Per non dire del fatto che inevitabilmente Biden sa che, se vuole continuare a sostenere Israele senza se né me, deve dimostrare di essere disposto anche a pagare il conto.</p>
<p style="text-align: justify;">Se la risposta militare alla crisi dipendesse solo da chi ha più interessi economici in gioco, <strong>nessuno dovrebbe agire più concretamente della Germania ma ovviamente la Germania non ha nessuna esperienza recente di attività di sicurezza marittima</strong> del genere richiesto da questa crisi e investe un budget nella difesa dei propri interessi commerciali che è una percentuale irrisoria rispetto a quello americano. La ragione per cui la Cina sta invece a guardare è intrinsecamente politica. La <strong>Cina è senza dubbio uno dei paesi più danneggiati economicamente dalla crisi ma, al momento, è una vittima collaterale</strong>. Gli Houthi hanno più volte ribadito che il loro obiettivo sono le navi in qualche modo legate a Israele (e alleati) e dunque le navi cinesi stanno cercando di continuare per quanto possibile a navigare nel Mar Rosso, previa ostentazione a tutto volume della loro nazionalità. Ciò non toglie che indirettamente il commercio cinese è danneggiato da quanto sta accadendo. Benché avrebbe una discreta capacità di farlo (la Cina è molto attiva nell’anti-pirateria nell’area e dispone di una grande base militare in Djibouti), la Cina non sta tuttavia attivandosi perché <strong>attaccare gli Houthi in questo momento significherebbe prendere una posizione contraria alle loro rivendicazioni su Gaza</strong>, contraria al loro alleato Iraniano, che la Cina vuole mantenersi “vicino”. Significherebbe in altre parole perdere quella parvenza di terzietà che la Cina intende assolutamente preservare, in particolare in Medio Oriente.</p>
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class="wp-image-11985 aligncenter" src="https://luissuniversitypress.it/wp-content/uploads/2024/01/nave-cargo-unsplash-300x200.jpg" alt="nave cargo (unsplash)" width="997" height="664" srcset="https://luissuniversitypress.it/wp-content/uploads/2024/01/nave-cargo-unsplash-300x200.jpg 300w, https://luissuniversitypress.it/wp-content/uploads/2024/01/nave-cargo-unsplash-247x164.jpg 247w, https://luissuniversitypress.it/wp-content/uploads/2024/01/nave-cargo-unsplash-510x339.jpg 510w, https://luissuniversitypress.it/wp-content/uploads/2024/01/nave-cargo-unsplash-1024x681.jpg 1024w, https://luissuniversitypress.it/wp-content/uploads/2024/01/nave-cargo-unsplash-768x511.jpg 768w, https://luissuniversitypress.it/wp-content/uploads/2024/01/nave-cargo-unsplash-391x260.jpg 391w, https://luissuniversitypress.it/wp-content/uploads/2024/01/nave-cargo-unsplash-1536x1022.jpg 1536w, https://luissuniversitypress.it/wp-content/uploads/2024/01/nave-cargo-unsplash-1320x878.jpg 1320w, https://luissuniversitypress.it/wp-content/uploads/2024/01/nave-cargo-unsplash.jpg 1920w" sizes="(max-width: 997px) 100vw, 997px" /></p>
<h3 style="text-align: justify;">Perché gli Stati Uniti hanno rinominato “terroristi” gli Houthi?</h3>
<p style="text-align: justify;">La risposta ad alcuni può apparire ovvia: beh, perché stanno compiendo atti che giustificano questa definizione (che peraltro era stata “tolta” solo di recente da Biden, riconoscendo <em>de facto</em> agli Houthi una sorta di legittimità politica in Yemen, oltre che per consentire l’ingresso di aiuti umanitari nel paese). La realtà è un po’ più complessa. <strong>L’etichetta “terrorista” infatti introduce delle differenze, o meglio delle eccezioni, nel trattamento di un individuo, o di un’organizzazione, a livello di diritto internazionale</strong> e dunque è una <strong>definizione indispensabile per uno Stato che voglia inquadrare, e legittimare, come attività di “polizia internazionale” un intervento militare</strong> fuori dai propri confini.</p>
<p style="text-align: justify;">La cosa interessante è che, <strong>nell’ordinamento giuridico USA, esistono due etichette diverse per i terroristi internazionali. La prima è “</strong><em><strong>Foreign Terrorist Organization</strong></em><strong>” (FTO) e la seconda è “</strong><em><strong>Specially Designated Global Terrorist</strong></em><strong>” (SDGT)</strong>. Gli Houthi in precedenza erano classificati sotto entrambe le etichette mentre per ora sono stati riclassificati soltanto nella seconda. Senza scendere in troppi dettagli possiamo dire che tra le due, la classificazione più “grave” è la prima, la Serie A del terrorismo. La seconda è una classificazione che ha la funzione soprattutto di consentire agli USA di perseguire le ramificazioni finanziarie di un’organizzazione (la designazione venne creata dopo l’11 settembre per estendere le possibilità d’intervento nei confronti della rete di sostenitori di Bin Laden). Perché Biden ha scelto un’etichetta più “soft” per gli Houthi? Secondo numerosi analisti perché è la più semplice da invertire, e ciò dimostra che <strong>gli USA intendono usare la classificazione anche come leva negoziale, in uno scambio del genere: se interrompete gli attacchi vi de-listiamo</strong>. Lo ha confermato del resto anche Jake Sullivan nel discorso in cui ha annunciato la classificazione dei ribelli come terroristi.</p>
<h3 style="text-align: justify;">La signora delle merci: il libro di Cesare Alemanni</h3>
<p style="text-align: justify;">Se <strong>volete inquadrare ciò che sta succedendo nel Mar Rosso in una prospettiva storica e politica più ampia</strong>, il mio secondo libro <em>La signora delle merci</em> parla proprio di logistica e grandi trasporti internazionali. Racconta di come gli oceani siano diventati, a partire dal Cinquecento, spazi essenziali per lo sviluppo dell’economia globale. Spazi spesso altamente contesi, sempre in oscillazione tra periodi di grande competizione e conflittualità per decidere chi debba esercitarne il controllo e parentesi di quiete, imperiale e imperialista, e libero commercio.</p>
<p style="text-align: justify;">Ne potete leggere delle recensioni <a href="https://www.lastampa.it/tuttolibri/2023/06/03/recensione/la_logistica_fa_girare_il_mondo_intero_se_funziona_non_la_vedi-12835932/" rel="">qui</a> e <a href="https://www.pandorarivista.it/articoli/la-signora-delle-merci-di-cesare-alemanni/" rel="">qui</a> e lo potete comprare <a href="https://luissuniversitypress.it/pubblicazioni/la-signora-delle-merci/" rel="">qui</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p><p>The post <a href="https://luissuniversitypress.it/la-crisi-del-mar-rosso-articolo-cesare-alemanni-logistica/">La crisi del mar Rosso, di Cesare Alemanni</a> first appeared on <a href="https://luissuniversitypress.it">Luiss University Press</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://luissuniversitypress.it/la-crisi-del-mar-rosso-articolo-cesare-alemanni-logistica/">La crisi del mar Rosso, di Cesare Alemanni</a> proviene da <a href="https://luissuniversitypress.it">Luiss University Press</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Oltre le banche centrali di Francesco Saraceno</title>
		<link>https://luissuniversitypress.it/oltre-le-banche-centrali-francesco-saraceno-cesare-alemanni-il-tascabile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Oct 2023 14:29:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Contributi]]></category>
		<category><![CDATA[banche centrali]]></category>
		<category><![CDATA[cesare alemanni]]></category>
		<category><![CDATA[francesco saraceno]]></category>
		<category><![CDATA[libro]]></category>
		<category><![CDATA[oltre le banche centrali]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://luissuniversitypress.it/?p=10821</guid>

					<description><![CDATA[<p>La recensione che vi proponiamo di seguito è apparsa il giorno 27 ottobre 2023 su Il Tascabile: Cesare Alemanni scrive di &#8221;Oltre le banche centrali&#8221; (Francesco Saraceno), libro che ha appassionato molto i nostri lettori e che apre nuove prospettive di un tema tanto importante quanto delicato. Oltre le banche centrali di Francesco Saraceno L’ideologia [...]</p>
<p>The post <a href="https://luissuniversitypress.it/oltre-le-banche-centrali-francesco-saraceno-cesare-alemanni-il-tascabile/">Oltre le banche centrali di Francesco Saraceno</a> first appeared on <a href="https://luissuniversitypress.it">Luiss University Press</a>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://luissuniversitypress.it/oltre-le-banche-centrali-francesco-saraceno-cesare-alemanni-il-tascabile/">Oltre le banche centrali di Francesco Saraceno</a> proviene da <a href="https://luissuniversitypress.it">Luiss University Press</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La recensione che vi proponiamo di seguito è apparsa il giorno 27 ottobre 2023 su <em>Il Tascabile</em>: Cesare Alemanni scrive di &#8221;Oltre le banche centrali&#8221; (Francesco Saraceno), libro che ha appassionato molto i nostri lettori e che apre nuove prospettive di un tema tanto importante quanto delicato.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Oltre le banche centrali di Francesco Saraceno</h2>
<p style="text-align: justify;">L’ideologia può nascondersi anche dentro strumenti all’apparenza puramente tecnici? La risposta è ovviamente sì, ce lo insegna la Storia. Nel caso l’avessimo però dimenticata, <a href="https://luissuniversitypress.it/pubblicazioni/oltre-le-banche-centrali-francesco-saraceno-nuovo-libro/" target="_blank" rel="noopener"><i>Oltre le banche centrali. Inflazione, disuguaglianza e politiche economiche</i></a> di Francesco Saraceno è qui per ricordarcela.</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo aspetto di cui il libro si occupa è uno degli argomenti più sentiti degli ultimi anni: l’inflazione. Il secondo, altrettanto importante ma meno vicino al sentimento delle persone “comuni”, sono gli strumenti per combatterla, l’inflazione. Perché, si domanda Saraceno, la lotta all’inflazione si è trasformata in una faccenda quasi dogmatica che, come vediamo in questi anni, coinvolge una sola categoria di attori (le banche centrali) e una sola categoria di strumenti (le politiche monetarie e l’intervento sui tassi)? E quali sono le possibili alternative al dogma?</p>
<p style="text-align: justify;">La prima parte del lavoro di Saraceno è dedicata a ricostruire come siamo arrivati a questo punto. Le tappe sono note. La crisi energetica e la stagflazione degli anni Settanta, che fanno precipitare il consenso intorno alla teoria keynesiana – l’ortodossia dominante nei primi decenni del dopoguerra occidentale – e aprono spiragli di visibilità e agibilità politica per <i>vecchie</i> nuove idee. In quello spazio si infila un economista americano che insegna a Chicago. Si chiama Milton Friedman e sostiene che “l’inflazione sia sempre e soltanto un fenomeno monetario”. Ovvero è sempre e solo il riflesso di una situazione in cui “una quantità maggiore di moneta va a caccia di una quantità costante beni”. E dato che aumentare il numero dei beni, cioè la produttività, si può rivelare difficile – e di sicuro si stava rivelando quasi impossibile negli anni Settanta dello shock petrolifero – la cosa da fare, secondo Friedman, è ridurre la quantità di moneta in circolazione. Come? Tramite un rialzo dei tassi d’interesse da parte delle banche centrali. Per chi non fosse avvezzo alla questione, quando una banca centrale alza i tassi d’interesse, il costo di prendere denaro in prestito cresce, generando una contrazione del credito che, a tutti gli effetti, causa una riduzione della moneta in circolazione, riportando equilibrio nel rapporto tra domanda e offerta.</p>
<p style="text-align: justify;">Come racconta Saraceno, l’idea che l’inflazione sia sempre e solo un problema di quantità di moneta non era nulla di nuovo già negli anni Settanta. Di fatto le primi intuizioni “monetariste” si possono far risalire al ‘600. Tuttavia, a partire dagli anni Trenta, questa idea era divenuta largamente minoritaria e al suo posto dominava una teoria diametralmente opposta. E ovvero che il modo per mantenere un’economia in salute passasse del sostegno, da parte della finanza pubblica, all’occupazione e alla domanda private. In un contesto di espansione economica come il dopoguerra, ciò coincise con decenni di denaro a “buon mercato”, ampio ricorso alla spesa e bassi tassi d’interesse. Tuttavia, come detto, quando negli anni Settanta il giocattolo si ruppe, economisti come Friedman ebbero buon gioco nell’indicare le politiche monetarie troppo generose tra le principali responsabili del dissesto.</p>
<blockquote>
<h3>Perché la lotta all’inflazione si è trasformata in una faccenda che coinvolge solo le banche centrali?</h3>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Le idee di Friedman sulla crisi e le su soluzioni non attecchirono subito ma quando lo fecero, lo fecero con grandi conseguenze. Nel 1979, quando l’inflazione americana è ormai in cronica doppia cifra da anni, ai vertici della FED siede un banchiere di nome Paul Volcker. Nel corso di quell’anno, Volcker decide una serie di rialzi dei tassi d’interesse come mai si era vista nella storia. Il risultato è che, infine, l’inflazione viene domata. L’effetto collaterale del “Volcker shock”, tuttavia, è la recessione. Milioni di persone perdono il lavoro e interi settori entrano in crisi. Una specie di tabula rasa che porta all’emergere di un nuovo mondo in cui, come ricorda Saraceno: “la preferenza delle banche centrali per la stabilità dell’inflazione si è spinta fino a sacrificare l’occupazione”.</p>
<p style="text-align: justify;">I decenni successivi al “Volcker shock” sono in effetti caratterizzati da una calma piatta sul fronte dei prezzi. Tanto che si parla in proposito di un periodo di “grande moderazione”, in cui più che l’inflazione si teme semmai la deflazione. All’incirca negli stessi anni, a corollario naturale della dottrina Friedman, si afferma l’idea che il mercato sia un meccanismo autonomo in grado di allocare risorse e capitali meglio di qualunque decisore politico o pubblico. La grande moderazione dei prezzi contribuisce a una lunga stagnazione dei profitti e a rendere meno allettante l’investimento nell’economia reale e così, anche grazie a una serie di liberalizzazioni del settore nel corso degli anni Novanta, i grandi capitali cominciano a inseguire i margini ben più interessanti che promettono i mercati finanziari.</p>
<p style="text-align: justify;">In quegli anni alcuni economisti mettono in guardia dai rischi della cosiddetta “finanziarizzazione” dell’economia e chiedono ai banchieri centrali di intervenire sui tassi per arrestare il gonfiarsi di bolle sempre più evidenti e pericolose. Tuttavia una delle ricette di Friedman, ormai cristallizzatasi in dogma, suggeriva che le banche centrali dovessero astenersi il più possibile dal condizionamento del mercato, specie se per agenda politica. Non dovevano dettare il ritmo all’economia, ma seguirlo e correggerlo solo in caso di evidenti deviazioni dei prezzi dalla norma. In altre parole dovevano mantenere un atteggiamento di “benign neglect”, come da celebre mantra del potente Alan Greenspan della FED. Il quale, come ricorda Saraceno, “amava ripetere che far scoppia la bolla fosse troppo costoso […] e che il meglio che le banche centrali potevano fare era essere pronte ‘ad asciugare passando lo straccio’ dopo che essa era scoppiata naturalmente”.</p>
<p style="text-align: justify;">E così, tra anni Novanta e Duemila, il mondo, come sappiamo, è punteggiato da una serie di crisi finanziarie con epicentro l’economia americana. Crisi che, come noto, raggiungono un punto critico con il fallimento di Lehman nel 2007 e da lì a cascata con l’esplodere della bolla delle bolle, quella dei subprime. Da quel momento in poi, il mito del “benign neglect” e la “regola Freidman” rivelano tutti i loro limiti e le banche centrali tornano, prima in America e poi con in ritardo in Europa, pro-attive protagoniste, “inondando i mercati di liquidità e facilitando l’accesso al credito”. Diffondendosi a livello globale, il collasso motiva ampie politiche di espansione monetaria, incluso il celebre “whatever it takes” di Draghi, “banchiere superstar” per antonomasia.</p>
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class="wp-image-10834 aligncenter" src="https://luissuniversitypress.it/wp-content/uploads/2023/10/sara-kurfess-untSDM2Hihg-unsplash-300x200.jpg" alt="Oltre le banche centrali" width="885" height="590" srcset="https://luissuniversitypress.it/wp-content/uploads/2023/10/sara-kurfess-untSDM2Hihg-unsplash-300x200.jpg 300w, https://luissuniversitypress.it/wp-content/uploads/2023/10/sara-kurfess-untSDM2Hihg-unsplash-247x165.jpg 247w, https://luissuniversitypress.it/wp-content/uploads/2023/10/sara-kurfess-untSDM2Hihg-unsplash-510x340.jpg 510w, https://luissuniversitypress.it/wp-content/uploads/2023/10/sara-kurfess-untSDM2Hihg-unsplash-1024x683.jpg 1024w, https://luissuniversitypress.it/wp-content/uploads/2023/10/sara-kurfess-untSDM2Hihg-unsplash-768x512.jpg 768w, https://luissuniversitypress.it/wp-content/uploads/2023/10/sara-kurfess-untSDM2Hihg-unsplash-1536x1024.jpg 1536w, https://luissuniversitypress.it/wp-content/uploads/2023/10/sara-kurfess-untSDM2Hihg-unsplash.jpg 1920w" sizes="(max-width: 885px) 100vw, 885px" /></p>
<h3 style="text-align: justify;"></h3>
<blockquote>
<h3>La grande moderazione dei prezzi contribuisce a rendere meno allettante l’investimento nell’economia reale, così i grandi capitali cominciano a inseguire i mercati finanziari.</h3>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Di crisi in crisi, Saraceno rimbalza fino a quella in corso. Una crisi cominciata con il COVID, proseguita con la guerra in Ucraina e le sue conseguenze sul costo dell’energia e da lì sull’inflazione, che è ritornata così a proiettare la sua lunga ombra sull’emisfero occidentale dopo quasi quarant’anni. Considerato il discredito del monetarismo nel post-2008, ci si aspetterebbe, ci dice Saraceno, che di fronte all’attuale inflazione si sia andati “oltre le banche centrali”, oltre l’idea che l’unica cura possibile all’inflazione sia la restrizione monetaria e l’intervento massiccio sui tassi. E invece, non appena è ricomparsa l’inflazione: “il ritorno sulla scena di Friedman è stato spettacolare […] l’idea per cui questa è essenzialmente un fenomeno monetario è riapparsa prepotentemente, nonostante tutto sembrasse indicare che gli aumenti dei prezzi fossero legati a scarsità, colli di bottiglia, tensioni sui mercati dell’energia e dei beni alimentari”</p>
<p style="text-align: justify;">La ragione per cui Friedman e la sua eredità sono così duri a morire, è molto semplice: l’efficacia dell’aumento dei tassi d’interesse nel contenimento dell’inflazione è indubbia e indiscutibile. Alla lunga la riduzione della moneta circolante riesce – è matematico – a contenere l’aumento dei prezzi. Ma a quale… prezzo?</p>
<p style="text-align: justify;">Come abbiamo visto il credo monetarista emerge in seguito alla crisi degli anni Settanta che, come detto, aveva cause complesse e multi-sistemiche – lo shock energetico, l’instabilità geopolitica, le grandi contrattazioni dell’epoca. Complessità su cui la soluzione monetarista passò come una falciatrice, fornendo sì una soluzione, ma una soluzione che faceva di tutta l’erba un fascio, senza distinguere tra problemi che emergevano dal lato dell’offerta e altri che riguardavano invece quello della domanda. Il tutto, peraltro, causando, come detto, una grave recessione destinata a cambiare per sempre la relazione tra economia e società, con il tramonto dell’assunto che ampia occupazione ed equa ridistribuzione fossero il fine ultimo del sistema socio-economico.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualcosa di simile, secondo Saraceno, sta accadendo anche oggi. Di fronte a un’inflazione che ha chiaramente un’origine complessa e multi-sfaccettata (il Covid, la guerra, i sostegni all’economia pandemica, la ricomposizione settoriale, il frazionamento geopolitica), l’unica risposta che finora siamo stati in grado di elaborare è il rialzo dei tassi. Una risposta che, scrive Saraceno, equivale a “spegnere una candela con un’idrante”<b>.</b></p>
<blockquote>
<h3>Il credo monetarista causò una grave recessione destinata a cambiare per sempre la relazione tra economia e società.</h3>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Sarà efficace? Sconfiggerà l’inflazione? È (quasi) certo. Risolverà, o anche solo interverrà, sui problemi strutturali e sistemici che l’hanno causata? No e anzi, probabilmente, ne creerà altri. E, proprio questo, secondo Saraceno, è il problema e la ragione del suo invito ad andare “oltre le banche centrali”. Non solo perché l’affidarsi soltanto alle banche centrali ha effetti collaterali deleteri ma perché affidarsi <i>soltanto</i> alle banche centrali significa togliere dalle spalle della politica e dello Stato una responsabilità che invece dovrebbe essere anche delle politica e dello Stato. Perché l’inflazione, così come gli strumenti monetari che usiamo per combatterla, è una malattia con sintomi e conseguenze in primis sociali: impoverimento, concentrazione della ricchezza verso i ceti più alti e così via. Pensare che la sua risoluzione debba essere lasciata alla tecnocrazia delle banche centrali è sicuramente conveniente per chi governa nei periodi d’inflazione ma è il riflesso di un’ignavia politica che i problemi del presente e del futuro semplicemente non consentono più.</p>
<p style="text-align: justify;">Se la<i> pars destruens </i>del libro di Saraceno è senz’altro efficace e ben argomentata, un po’ meno convincente appare la <i>pars costruens, </i>ovvero la proposta di soluzioni alternative – come per esempio l’invito alla concertazione che lo stesso autore ritiene improbabile e al ritorno a un’idea di “policy mix”, ovvero a un mix di diverse politiche economiche e industriali, mirate a individuare e a combattere le singole cause dell’inflazione una alla volta. E tuttavia, in quanto autore di un libro su logistica e supply chain, mi viene da obiettare che le tubature da cui passa l’economia globale sono talmente numerose e intricate che risalire, con precisione, ai punti in cui si sono guastate si rivela spesso una fatica di Sisifo. Tanto da far credere che la vera ragione per la predilezione della politica monetaria sia in realtà molto semplice, e in un certo senso deprimente: è l’unica che ci consente la complessità raggiunta dal sistema economico (o la nostra capacità di comprenderlo).</p>
<p style="text-align: justify;">Se sia davvero l’unica o meno, lo capiremo magari anche attraverso l’esperienza di questa crisi. Ma aldilà degli strumenti che eventualmente potrebbero sostituire o affiancare l’intervento delle banche centrali – e che potrebbero cambiare o meno l’idea di onnipotenza che gli abbiamo attribuito; l’auspicio è che a cambiare sia la rigidità, spesso dogmatica, con cui in questi decenni la politica economica ha concepito il funzionamento del mercato e il suo optimum.</p>
<blockquote>
<h3>Affidarsi soltanto alle banche centrali significa togliere dalle spalle della politica e dello Stato una responsabilità che invece dovrebbe essere anche loro.</h3>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Ovvero, per lasciare l’ultima parola a Saraceno: “La politica economica dovrà perseguire una crescita stabile ed equilibrata, assicurandosi di non sacrificare la resilienza sull’altare di una crescita fine a se stessa e in fin dei conti fragile”.</p>
<p style="text-align: right;"><p>The post <a href="https://luissuniversitypress.it/oltre-le-banche-centrali-francesco-saraceno-cesare-alemanni-il-tascabile/">Oltre le banche centrali di Francesco Saraceno</a> first appeared on <a href="https://luissuniversitypress.it">Luiss University Press</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://luissuniversitypress.it/oltre-le-banche-centrali-francesco-saraceno-cesare-alemanni-il-tascabile/">Oltre le banche centrali di Francesco Saraceno</a> proviene da <a href="https://luissuniversitypress.it">Luiss University Press</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
