Dream baby dream
Keep them dreams burnin’ forever

Alan Vega

C’era una volta un Editore che si innamorò perdutamente della Principessa dal Cuore di Ghiaccio di cui si diceva, e credo proprio fosse vero, che avrebbe, lei sola, rivelato il Gran Segreto della Carta Stampata a chi fosse stato capace di conquistarla. Il Gran Segreto, ovviamente, era la risposta alla domanda: a che serve pubblicare libri e riviste o altri oggetti di carta (nessuna offesa per ebook e magazine digitali: ma in quel caso, raccontano, la principessa era diversa, e quest’altra il cuore non lo aveva affatto), oggetti sui quali magari sono stampate parole difficili o addirittura scomode, in un mondo dove ogni potenziale motivazione nata da un bisogno – informarsi, studiare, intrattenersi…- è uccisa da una più rapida, comoda, economica soddisfazione di quello stesso bisogno? Come in tutte le favole, e anche nei racconti veri che ci somigliano, come questo, c’erano naturalmente condizioni ben precise: per vincere il gelido cuore della principessa, l’unico modo era attenderla vegliando per cento notti di seguito nel giardino ai piedi del suo balcone, senza alzarsi né addormentarsi mai, e sfidando gli innumerevoli pericoli e insidie che lo stesso giardino (ovviamente incantato) conteneva. L’Editore, impavido come d’altra parte richiedeva il mestiere da lui intrapreso, si prestò alla sfida senza paura e preparò il suo corpo e il suo spirito ad affrontare i rischi della lunga attesa alla fine della quale, sicuro com’era del prossimo trionfo, avrebbe visto la Principessa affacciarsi e rivelargli il Segreto, prima di giurargli eterno amore. Nei primi trenta giorni affrontò soprattutto il Sonno, creatura dall’aspetto semiliquido, denso e viscoso, che tentò in tutti i modi di vincerlo finché per fortuna, proprio sul punto di cedere, l’Editore si accorse che il libro che aveva portato come scudo era in realtà un subdolo alleato del suo nemico, che a quel punto scacciò efficacemente con la potenza sul suo fatato Smartphone. Al trentunesimo arrivarono a frotte le Rese, con ali e artigli d’aquila e bocche umane, dalle quali continuamente sgorgavano lamenti e rimproveri: “È colpa tua, e degli ignoranti come te che non ci comprano!” “Sei stato tu, che non ci sostieni adeguatamente!” L’Editore tentò di rinchiuderle nella grande gabbia che aveva predisposto ma esaurì in fretta lo spazio, e tuttavia, col passare dei giorni (poiché le Rese non smisero mai di arrivare), imparò a gestire un efficace meccanismo di macero. Le notti si susseguivano, lunghe e buie, ma l’Editore resisteva, e d’altro canto non ebbe proprio tempo di annoiarsi, preso com’era dalla lotta a tutte le creature, prodigiose e terribili, che vennero a trovarlo: arrivarono gli Autori Scontenti, su nuvole dense di tuono, e gli Spazi Ridotti, che tentarono di togliergli il respiro; e poi i Refusi, innumerevoli e subdoli, avvolti nei loro Mantelli dell’Invisibilità, e minacciosi nel loro grido di battaglia, un canto sinistro in onore del loro oscuro signore, l’Errore in Copertina. Vennero la Colla che non Attacca, i Commenti sui Social, i Ristretti Circoli, la Carta che Per Via Di Un Assurdo Conflitto Costa Ora Il Doppio e Non Puoi Certo Farla Pagare al Lettore: davanti a nessuna di loro l’Editore tremò. E arrivò così la Centesima notte, l’ultima: al sorgere del sole, il Segreto sarebbe stato rivelato. La notte fu quieta e silenziosa, l’aria mite. Le ore trascorsero in modo singolarmente piacevole. Quando, nel buio che andava rischiarandosi, il primo uccellino annunciò l’alba in arrivo, l’Editore si alzò e andò via.
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Non sono sicuro di conoscere la morale della storia che ho scritto qui sopra e che ho ripreso da una favola siciliana ascoltata quando ero bambino (non sono sicuro di ricordarla correttamente). D’altra parte, non ne conosco nemmeno la fine: non sono l’Editore (io al Sonno cedo sempre) e, sfortunatamente, neppure la principessa. Credo tuttavia che la risposta della Principessa, se mai avesse avuto modo di darla, avrebbe avuto a che fare, come il titolo di questa rivista, con la meraviglia e la necessità di rinnovarla, giorno dopo giorno. Tendere a un fine, magari quantificabile, è spesso ma forse non sempre una ragione valida per intraprendere qualcosa, e avere le risposte che si cercano non è necessariamente il più lieto dei finali.
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Fautrici della meraviglia sono in realtà le persone che hanno scritto i contenuti di questo numero della rivista, (che è il secondo, ma il primo che ho l’onore di introdurre), e anche quelle che hanno scritto il precedente e, ancora, chi sta lavorando ai successivi. Voglio ringraziarle tutte e assicurare che nessuna di loro è andata a trovare l’Editore nelle tormentate notti trascorse nel giardino. Voglio anche e soprattutto ringraziare la Luiss (dovrei fare qualche centinaio di nomi: meglio il collettivo) che ha dato e dà a ciò che sono la possibilità di dare il meglio – correggendo lungo il cammino, lo confesso, centinaia di refusi.

 

 

Daniele Rosa