Il nono capitolo di Inferno digitale di Guillaume Pitron, intitolato Ventimila tentacoli sotto i mari, mostra come un’inchiesta ambientale debba soffermarsi sulla vita dei materiali industriali. Questi incontrano ostacoli nella natura, che a sua volta cerca di resistere a una nuova fase d’industrializzazione violenta e ad alto impatto ecologico. Pitron ci racconta della sospensione dei lavori per l’installazione del cavo Dunant di Google, una tecnologia dall’incredibile potenza di trasmissione, per la nidificazione di un uccello, il fratino dal collare interrotto, presentandoci al contempo lo scenario degli abissi più profondi tempestato di tentacoli cibernetici.

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Oggi ci sembra che nessun limite tecnico o materiale possa ostacolare la nostra ricerca di virtualità. Per quanto la produzione di dati possa esplodere ci saranno sempre armate di ingegneri pronte a rispondere subito con prodigiose innovazioni. La dimostrazione più eclatante di questo “soluzionismo” tecnologico sta in un’espressione resa popolare da Al Gore nel 1993, in occasione di un discorso passato alla storia.

Al giorno d’oggi, dichiarò il vicepresidente americano, il commercio non si sviluppa solamente attraverso autostrade di asfalto ma anche grazie a quelle dell’informazione.

Non è una metafora: sono decenni che gli uomini predispongono dei circuiti fisici per consolidare l’architettura di Internet e sostenerne l’ascesa. Sempre più dati scambiati sempre più rapidamente: è stata questa escalation a motivare la proliferazione dei cavi ottici a cui si riferiva Al Gore.
Il nostro primo contatto con queste tubature della rete è avvenuto l’11 marzo 2020, sulla spiaggia della Parée Préneau, vicino Saint-Gilles-Croix-de-Vie. Non erano ancora le 8 di mattina e la lunga lingua di sabbia lambita dalle onde dell’Atlantico, nel dipartimento della Vandea, era già sede di un’insolita attività. Una quindicina di persone con elmetti da cantiere e gilet fluorescenti scrutavano l’oceano mosso e il cielo grigio.

 

Ad alcune centinaia di metri al largo c’erano diverse imbarcazioni, tra cui il Miniplon, una nave leggera su cui quattro sommozzatori attendevano ordini da terra ferma. Anche Laurent Boudelier, all’epoca sindaco del paese vicino di Saint-Hilaire-de-Riez, è sul posto.

La dematerializzazione ha una realtà fisica, esclama. Per inviare e ricevere dati serve una connessione.

E quest’ultima è esattamente il motivo della sua presenza sulla Parée Préneau, dove si prepara in effetti un evento eccezionale: stanno per iniziare le operazioni di atterraggio sulle coste francesi del Dunant, il secondo cavo Internet internazionale di proprietà di Google. Con dodici coppie di fibre e una capacità di quasi 300 terabit al secondo, il Dunant è uno dei cavi più potenti mai messi in funzione. Alcuni mesi dopo collegherà, per 6600 chilometri, la città americana di Virginia Beach, a sud di Washington, a un data center di Google costruito nella città belga di Saint-Ghislain. Un percorso che transita quindi attraverso la costa francese, dove la prima sezione del cavo lunga 5 chilometri sta per essere posata.

“Un cavo che attraversa l’Atlantico non capita tutti i giorni!”, conferma Richard Brault, dirigente di Merceron, un’azienda che possiede due escavatori parcheggiati sulla riva. È la prima volta da vent’anni… Per quale uso? “YouTube, i videogiochi online”, spiega un professionista in attesa sulla spiaggia, ma in futuro anche “valute virtuali, che sono in grande crescita”, ricorda il sindaco.
È necessario anche che l’oceano tempestoso, che spazza il litorale con le sue onde schiumose, si calmi. “Andiamocene!”, dice un operaio. Ma sono i sommozzatori dell’azienda Atlantique Scaphandre, chiamati a occuparsi della posa dei cavi sott’acqua ad avere l’ultima parola. Col maltempo l’operazione può essere pericolosa e hanno avvertito che non si prenderanno rischi. Il meteo non mostra segni di miglioramento, anzi… “Mi sembra che peggiori”, sussurra scrutando le nuvole Olivier Ségalard, project manager dell’operatore Orange, responsabile dei lavori di installazione di Dunant in Francia.

Bisogna arrendersi all’evidenza… Alle 9 la missione è annullata. Il Miniplon rientra al porto di Saint-Gilles-Croix-de-Vie, mentre l’imbarcazione dell’azienda TravOcean che trasporta il cavo si dirige a Les Sables-d’Olonne. Sono due settimane che il meteo blocca il lavoro e per Isabelle Delestre, addetta stampa di Orange “inizia a essere piuttosto esasperante. Considerati il costo della nave e delle attrezzature, si perdono 30.000 euro ogni giorno che passa!”. Ma c’è di peggio, perché

Google deve piegarsi alle abitudini del fratino dal collare interrotto, un uccello protetto dal piumaggio grigio-marrone di circa quindici centimetri che è solito fare il nido, verso metà marzo, nelle spiagge della Vandea, ossia precisamente sul percorso del cavo.

Il periodo di nidificazione si avvicina e il volatile ha vinto la battaglia amministrativa che lo oppone alle nuove tecnologie: di lì a pochi giorni Google, una delle aziende più potenti al mondo, avrà il divieto di proseguire nella posa del Dunant finché il fratino non avrà assicurato la propria discendenza. I milioni di internauti che speravano di avere più larghezza di banda dovranno aspettare. “Tutto questo per dei video di gattini!”, sospira Olivier Ségalard. “Ancora oggi, quando parliamo nei licei, la maggioranza dei giovani crede che le comunicazioni passino per dei satelliti, mentre tutto passa attraverso dei cavi.”