La democrazia è democrazia. Non si scherza. Etimologicamente – e culturalmente – proviene dal greco δημοκρατία, composto da δῆμος «popolo» e -κρατία «-crazia». Una forma di governo in cui il potere risiede nel popolo, il quale esercita la sua sovranità attraverso istituti ufficiali. Insomma, il popolo decide i suoi rappresentanti e i suoi sovrani. O meglio, è il popolo stesso che diventa sovrano. Non più sacerdoti, né filosofi, né grandi sapienti illuminati, ma solamente coloro che ottengono il sostegno della moltitudine rappresentativa di uno Stato. Gli Stati Uniti, ad oggi, rappresentano certamente un esempio prototipico di questo tipo di governo; una fiducia tale che spinge addirittura ad esportarla in alcune regioni del mondo dove la sovranità rasenta ancora il feudalesimo, con tutti i limiti e le complicazioni del caso. Ma cosa succede quando la democrazia crea un livellamento sociale tale da mettere sullo stesso piano di verità gli esperti e i non esperti? Che succede quando l’individuo comune può arrivare a contraddire lo specialista di un determinato settore senza che tutto questo comporti uno scandalo, almeno sul piano gnoseologico?

Democrazia e deriva del sapere negli Stati Uniti

In effetti, a ben vedere, democratizzare, non riguarda solamente l’assetto politico. La democrazia diventa anche una Weltanschauung pervasiva che raggiunge ogni ambito, così come la stessa intepretazione del mondo e dei fenomeni. Un atteggiamento che tende a rendere orizzontale ogni aspetto della società, così come le stesse competenze. La dialettica tra potere e non potere – al giorno d’oggi, dove la principale fonte di potere è rappresentata dalle informazioni a disposizione e dalla conoscenza – si è traspositata anche sulla diade conoscenza e non conoscenza. In democrazia, chi detiene il potere è sempre sotto osservazione, monitoraggio, dà fastidio per il fatto stesso che crea una verticalizzazione. Lo stesso atteggiamento potrebbe essere alla base di quella tendenza odierna a discriminare ogni forma di competenza e specializzazione: una tendenza a vedere di cattivo occhio i compententi, i tecnici, coloro che ne sanno di una specifica area del sapere. Di fatto, all’interno di una democrazia, le manifestazioni di competenza possono infastidire le persone, e per due ragioni specifiche: la prima è che tende a verticalizzare, come anticipato, mettendo qualcuno su di un piano più altro di qualcun altro. La seconda è che crea esclusione, un altro dato non proprio democratico.

I nemici della conoscenza di Tom Nichols

La deriva di tutto questo aspetto è che, in America, ogni singolo individuo viene posto sullo stesso piano degli esperti, anche in ambiti che non gli competono: c’è il mito dell’uomo comune che può fare di tutto con la sua sola semplice volontà e libertà. Il cinema hollywoodiano è pieno di padri di famiglia che diventano eroi e scoprono un potere nascoto e celato dalla loro lineare tranquillità borghese. Proprio su questo punto si concentra Tom Nichols, attraverso il suo lavoro ”La conosceza e i suoi nemici”, in cui analizza un fenomeno che sta largamente prendendo piede negli States: medici, professori, professionisti, specialisti, insomma, non sono più riconosciuti come i detentori di competenze specifiche a cui affidarsi, ma sono diventati odiosi, perché elitari e verticalizzati. Scompongono il modo di vedere orizzontale del popolo, rivendicano una differenziazione.

L’ignoranza come virtù

Gli americani sono arrivati, secondo Tom Nichols, a considerare l’ignoranza, e soprattutto su ciò che riguarda la politica pubblica, una vera e propria virtù. Per gli americani rifiutare l’opinione degli esperti significa affermare la propria autonomia, un modo per isolare il proprio ego sempre più fragile e non sentirsi dire che stanno sbagliando qualcosa. È una nuova Dichiarazione di indipendenza: non riteniamo più ovvie queste verità, le consideriamo tutte ovvie, anche quelle che vere non sono. Tutte le cose sono conoscibili e ogni opinione su un qualsiasi argomento vale quanto quella di chiunque altro. Non siamo di fronte alla tradizionale avversione americana per gli intellettuali e i sapientoni. Sono un professore e lo capisco bene: alla maggior parte delle persone i professori non piacciono.

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Redazione