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	<title>società - Luiss University Press</title>
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	<description>Casa editrice dell'Universit&#224; Luiss</description>
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	<title>società - Luiss University Press</title>
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		<title>Divertirsi da morire</title>
		<link>https://luissuniversitypress.it/pubblicazioni/divertirsi-da-morire-neil-postman-libro-seconda-edizione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Aug 2025 11:00:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>I media definiscono le nostre percezioni, organizzano le nostre esperienze e reazioni emotive, condizionando ogni gesto e azione sociale. In breve, confezionano e convalidano un mondo possibile, rendendolo leggibile, coeso e attraente. Così intesa, la “realtà” si riduce a un immenso accumulo di pseudo eventi o di eventi mediali. Ma c&#8217;è una tipologia specifica di [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">I media definiscono le nostre percezioni, organizzano le nostre esperienze e reazioni emotive, condizionando ogni gesto e azione sociale. In breve, confezionano e convalidano un mondo possibile, rendendolo leggibile, coeso e attraente. Così intesa, la “realtà” si riduce a un immenso accumulo di pseudo eventi o di eventi mediali. Ma c&#8217;è una tipologia specifica di media che, più fra tutti, è stato in grado di innescare una sorta di &#8216;trasformazione antropologica&#8217; che ha cambiato non soltanto il modo di fruire le informazioni, ma il fruitore stesso.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Dalla stampa alla televisione: la mutazione antropologica</h2>
<p style="text-align: justify;">Nel momento in cui il primato socioculturale della stampa entra in crisi e s’impone il modello audiovisivo, la realtà (percepita) cambia e, con essa, dunque, anche la società nel suo complesso. Di fatto, laddove la fruizione di un testo scritto presuppone una certa capacità di astrazione e l’applicazione di un pensiero logico, richiedendo di conseguenza un coinvolgimento cognitivo intenso, dialettico, profondo, imponendo un&#8217;attenzione prolungata e sostenuta, la televisione, al contrario, riduce ogni contenuto ad un flusso inarrestabile e continuo di immagini in movimento, montate in rapida successione, secondo una logica tutt’altro che trasparente. Come scrive l&#8217;autore stesso:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">Quello che la gente guarda e ama guardare sono immagini in movimento. Milioni di immagini di breve durata e con rapidi cambi di inquadratura. È nella natura del mezzo il fatto di sopprimere il contenuto delle idee per far posto all’interesse visivo, cioè per far posto a valori spettacolari.</p>
<p style="text-align: justify;">(Neil Postman, <em>Divertirsi da morire</em>, Cap. &#8216;L&#8217;era dello spettacolo&#8217;)</p>
</blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">La televisione, insomma, in quanto medium, privilegia una forma di comunicazione basata unicamente sull’intrattenimento e sullo svago – entertainment, infotainment, amusement – introducendo un’estetica squisitamente spettacolare. Promuove contenuti visuali, leggeri, rapidi, vacui, frammentati, mercificati, appositamente progettati per divertire, stimolare e distrarre. Pertanto, una società dominata dalla televisione è formata da individui superficiali, distratti, incapaci di sviluppare un pensiero critico. Postman chiarisce che il problema non è tanto il divertimento quanto il contesto: dato che la televisione presenta tutti i contenuti, anche quelli importanti, in modo disimpegnato e banale, essa finisce inevitabilmente per banalizzarli. Nella misura in cui la televisione acquista una centralità all’interno del mediascape americano, tutti gli altri mezzi di comunicazione tendono a conformarsi ai suoi pregiudizi, idiosincrasie formali e modalità di rappresentazione. “Quello che deploro non è che la televisione diverte, ma che ha fatto del divertimento il modello naturale per rappresentare ogni esperienza. Il problema, per usare le stesse parole dell&#8217;autore,&#8221; non è che la televisione ci regali del divertimento, è che tutti gli argomenti siano presentati come divertimento&#8221;. Secondo Postman, il rischio più grave che corrono le società tecnologicamente più avanzate è, per l’appunto, morire di divertimento.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Orwell vs Huxley: verità unica contro opinione</h2>
<p style="text-align: justify;">Con &#8216;Divertirsi da morire&#8217;, Neil Postman invita il suo lettore ad una presa di coscienza radicale, l&#8217;inizio di un percorso di redenzione: prendere atto che la società contemporanea ha assunto connotati distopici, concretizzando le profezie di un altro grande autore del passato. In questo senso, il termine di riferimento non è tanto il 1984 (1949) di George Orwell, quanto<em> Il mondo nuovo</em> (1932) di Aldous Huxley. Il primo, infatti, presuppone una logica coercitiva e punitiva che si realizza attraverso una sorveglianza costante, una propaganda totale e una manipolazione psicologica; sono questi gli strumenti con i quali il governo controlla l’intera popolazione e reprime il dissenso con violenza. Ma pare che la storia, secondo Postman, abbia dato ragione al secondo. La distopia huxleyana è assai più insidiosa ed efficace, perché seducente e divertente. Nella società descritta in 1984, c’è una sola Verità, quella del Grande Fratello. Nel Mondo nuovo, mille verità proliferano in forma virale, con il risultato che la nozione stessa di evidenza perde ogni significato. La realtà e l&#8217;oggettività degli avvenimenti sfumano in un orizzonte frastagliato, mobile, caotico e confuso. Alla verità unica di Orwell, pare che il corso della storia abbia preferito la miriade di opinioni profetizzate da Huxley: oggi non contano più fatti, bensì ciò in cui uno “crede” o “sente”. Nella società descritta da Huxley, la tecnologia in tutte le sue manifestazioni esercita un controllo totale sulla cultura, sulla politica e sull’economia. Il futuro <em>finzionale</em> è il nostro presente, amministrato da un manipolo di edgelords multimilionari (Musk, Bezos, Zuckerberg, Dorsey&#8230;), adorati come demiurghi dalle masse e nuovi padroni del mondo.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>L&#8217;amore è lavoro</title>
		<link>https://luissuniversitypress.it/pubblicazioni/lamore-e-lavoro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 Aug 2023 16:00:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Come Tinder, le prime bettole e sale da ballo aperte dalle classi lavoratrici che inondarono le città erano una specie di social network. Un bar, del resto, è ancora oggi una tecnologia di dating che continua a funzionare egregiamente: riunisce diversi estranei in uno stesso spazio delimitato e permette loro di entrare in relazione. Inoltre, [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Come Tinder, le prime bettole e sale da ballo aperte dalle classi lavoratrici che inondarono le città erano una specie di social network. Un bar, del resto, è ancora oggi una tecnologia di dating che continua a funzionare egregiamente: riunisce diversi estranei in uno stesso spazio delimitato e permette loro di entrare in relazione. Inoltre, struttura anche i modi possibili in cui possono interagire. In questo senso, le strade che circondavano i caseggiati popolari iperaffollati dove vivevano i primi dater erano piattaforme, proprio come Internet. Nella loro sregolatezza, assomigliavano al World Wide Web degli inizi. Negli anni Novanta, poi, siti come i “servizi per adulti” di Craigslist e Backpage diventarono famosi perché permettevano a chi voleva comprare sesso di trovare persone che lo vendevano. Alla fine, però, le forze dell’ordine fecero chiudere queste pagine. Tuttavia, da quel momento, le nuove tecnologie digitali continuarono a creare nuove tipologie di transazioni erotiche.</p>
<h2>La storia del dating e l&#8217;intreccio con il lavoro</h2>
<p>La storia del dating ha avuto inizio quando le donne iniziarono ad uscire di casa, dalla propria e da quelle altrui, dove faticavano facendo le schiave e le serve, e si trasferirono nelle città dove, di fatto, presero a fare lavori mescolandosi con gli uomini in diversi contesti situazionali. Pensiamo, ad esempio, a quanti uomini poteva incontrare ogni giorno una commessa che lavorava da Lord &amp; Taylor negli anni Dieci del Novecento. Cominciamo a capire la sensazione di possibilità romantiche che andare a lavorare nelle grandi città suscitava. Il modo di lavorare delle persone ha sempre determinato il modo in cui funzionano gli appuntamenti. Ma il dating non è soltanto influenzato dal lavoro. Il dating è lavoro in senso stretto. Da una parte, si tratta di un lavoro prettamente fisico. Prendiamo tutte le cose che secondo le riviste patinate una donna etero deve fare per essere desiderabile: comprare bei vestiti, fare esercizio per riuscire a entrarci, mangiare sano e prendersi cura di sé. Tutto qua? No di certo: laccarsi le unghie, depilare il corpo, truccarsi il viso, fare la messa in piega ecc. Tutto questo si traduce in un costante sforzo sulla propria produttività e lavoro, ovviamente, per guadagnare più soldi. I soldi che sono necessari per poter pagare tutto questo trattamento di seduzione ed attrattività. E poi c&#8217;è il lavoro di ultima generazione, quello digital: a tutte viene consigliato di creare e monitorare profili online sui siti di dating e di mantenere una presenza vincente sui social network. I loro sforzi non finiscono qui. Il lavoro del dating non è solo fisico. È anche un lavoro di tipo emotivo. Un lavoro, in ogni caso, non da poco. Infatti, bisogna lavorare davvero per presentare una versione di sé stessi in grado di incantare un estraneo. La parte più difficile, forse, è far sembrare che sia naturale. Il fatto che il dating sia un lavoro non è necessariamente negativo. Del resto il lavoro è il modo in cui plasmiamo il mondo che ci circonda. Il desiderio è l’occasione che ciascuno di noi riceve alla nascita per legarci agli altri e rendere nuovo il mondo che condividiamo.</p>
<h2>L&#8217;amore come stage non retribuito</h2>
<p>Non esiste vita migliore di una vita trascorsa nel lavoro d’amore, a sforzarci non perché dobbiamo, ma perché crediamo che quello che stiamo creando sia prezioso e vogliamo che esista. Eppure, dato che la nostra cultura tende a fraintendere la natura del lavoro e dell’amore, sottovalutiamo entrambi. Se il matrimonio è il contratto a tempo indeterminato che molti sperano ancora di ottenere, spesso il dating sembra la forma peggiore e più precaria del lavoro contemporaneo: uno stage non retribuito. Non puoi essere sicura del risultato finale, ma puoi tentare di fare esperienza. Se hai un aspetto attraente, magari puoi ottenere un pranzo gratis.</p><p>The post <a href="https://luissuniversitypress.it/pubblicazioni/lamore-e-lavoro/">L’amore è lavoro</a> first appeared on <a href="https://luissuniversitypress.it">Luiss University Press</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://luissuniversitypress.it/pubblicazioni/lamore-e-lavoro/">L&#8217;amore è lavoro</a> proviene da <a href="https://luissuniversitypress.it">Luiss University Press</a>.</p>
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		<title>La conoscenza e i suoi nemici</title>
		<link>https://luissuniversitypress.it/pubblicazioni/la-conoscenza-e-i-suoi-nemici-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Jun 2023 16:33:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Se le competenze di settore non sono morte, sono però nei guai. Qualcosa è andato terribilmente storto. Oggi l’America è un Paese ossessionato dal culto della propria ignoranza. Il punto non è soltanto che la popolazione non ne sa molto di scienze, di politica o di geografia (di fatto è così, ma è un vecchio [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Se le competenze di settore non sono morte, sono però nei guai. Qualcosa è andato terribilmente storto. Oggi <a href="https://luissuniversitypress.it/pubblicazioni/lamerica-per-noi/" target="_blank" rel="noopener">l’America</a> è un Paese ossessionato dal culto della propria ignoranza. Il punto non è soltanto che la popolazione non ne sa molto di scienze, di politica o di geografia (di fatto è così, ma è un vecchio problema). E, in verità, non è neanche un problema, poiché viviamo in una società che funziona grazie alla divisione del lavoro, sistema ideato per liberare ciascuno di noi dalla necessità di sapere tutto. I piloti fanno volare gli aeroplani, gli avvocati dibattono le cause legali, i medici prescrivono farmaci. Nessuno di noi è Leonardo da Vinci, che dipingeva la Gioconda al mattino e progettava elicotteri di notte. E così dev’essere. No, il problema più grande è che siamo orgogliosi di non sapere le cose. Gli americani sono arrivati a considerare <a href="https://luissuniversitypress.it/pubblicazioni/guida-razionale-per-elettori-emotivi/" target="_blank" rel="noopener">l’ignoranza,</a> soprattutto su ciò che riguarda la politica pubblica, una vera e propria virtù. Per gli americani rifiutare l’opinione degli esperti significa affermare la propria autonomia, un modo per isolare il proprio ego sempre più fragile e non sentirsi dire che stanno sbagliando qualcosa. È una nuova Dichiarazione di indipendenza: non riteniamo più ovvie queste verità, le consideriamo tutte ovvie, anche quelle che vere non sono. Tutte le cose sono conoscibili e ogni opinione su un qualsiasi argomento vale quanto quella di chiunque altro. Non siamo di fronte alla tradizionale avversione americana per gli intellettuali e i sapientoni. Sono un professore e lo capisco bene: alla maggior parte delle persone i professori non piacciono.</p>
<p>Quel che è peggio, oggi a colpirmi non è tanto il fatto che la gente rifiuti la competenza, ma che lo faccia con tanta frequenza e su così tante questioni, e con una tale rabbia. Di nuovo, forse gli attacchi alla competenza sono più evidenti per via dell’onnipresenza di internet, dell’indisciplina che governa le conversazioni sui social media o delle sollecitazioni poste dal ciclo di notizie ventiquattr’ore su ventiquattro. Ma l’arroganza e la ferocia di questo nuovo rifiuto della competenza indicano, almeno per me, che il punto non è più non fidarsi di qualcosa, metterla in discussione o cercare alternative: è una miscela di narcisismo e disprezzo per il sapere specialistico, come se quest’ultimo fosse una specie di esercizio di autorealizzazione.</p>
<h3><strong>Scrivono di </strong><em><strong>La conoscenza e i suoi nemici</strong></em></h3>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>Tom Nichols è un professore di Harvard molto preoccupato. Non lo preoccupa l&#8217;ignoranza &#8211; che è un vecchio problema &#8211; ma il fatto che l&#8217;ignoranza sia diventata una vera e propria virtù: e questo è un problema decisamente nuovo.</p>
<p>(Michele Serra, La Repubblica, L&#8217;amaca)</p>
<p>Accolto come il saggio che coglie alla perfezione gli umori del nostro tempo scettico, Nichols, con il tono diretto del pamphlet ci offre una chiara analisi della crisi del sapere corrente.</p>
<p>(Gianni Riotta, La Stampa)</p>
<p>Questo prezioso saggio ci fa riflettere sulla necessità di correre ai ripari per cecare di salvare la democrazia dalla tirannia dell&#8217;incompetenza.</p>
<p>(Sebastiano Maffettone, Il Sole 24Ore)</p>
<p>Analizzando l&#8217;era dell&#8217;incompetenza e i rischi della democrazia, Nichols smonta l&#8217;arroganza della società degli ignoranti, la faciloneria di chi contrappone credenze e scienza, l&#8217;approssimazione diffusa contro i tecnici e gli esperti.</p>
<p>(Renato Minore, Il Messaggero)</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3 style="text-align: center;"><strong><em>Volume in fase di ristampa, le spedizioni riprenderanno a partire dal 25 marzo 2024</em></strong></h3><p>The post <a href="https://luissuniversitypress.it/pubblicazioni/la-conoscenza-e-i-suoi-nemici-2/">La conoscenza e i suoi nemici</a> first appeared on <a href="https://luissuniversitypress.it">Luiss University Press</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://luissuniversitypress.it/pubblicazioni/la-conoscenza-e-i-suoi-nemici-2/">La conoscenza e i suoi nemici</a> proviene da <a href="https://luissuniversitypress.it">Luiss University Press</a>.</p>
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			</item>
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		<title>La protezione dei diritti umani</title>
		<link>https://luissuniversitypress.it/pubblicazioni/la-protezione-dei-diritti-umani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Nov 2021 15:30:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>In questo studio a cura di Christopher Hein viene ricostruito il quadro completo dell’evoluzione internazionale della promozione e protezione dei diritti umani. Approfondendo in particolare il dibattito sulla materia in Italia, il volume vuole contribuire alla creazione di una istituzione nazionale indipendente per la promozione e protezione dei diritti umani nel nostro Paese. Alla domanda [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>In questo studio a cura di Christopher Hein viene ricostruito il quadro completo dell’evoluzione internazionale della promozione e protezione dei diritti umani. Approfondendo in particolare il dibattito sulla materia in Italia, il volume vuole contribuire alla creazione di una istituzione nazionale indipendente per la promozione e protezione dei diritti umani nel nostro Paese.</p>
<p>Alla domanda “Dove hanno inizio i diritti universali?”, Eleanor Roosevelt rispondeva: “Nei piccoli luoghi, vicino a casa”. Ecco, è da lì che dobbiamo ricominciare se vogliamo un mondo dove vivere in libertà e diversità sia ancora possibile. Come ci ha più volte ricordato la Corte europea per i diritti umani, la prima linea di difesa dei diritti umani si realizza nell’ambito degli<br />
ordinamenti interni e, laddove questa trincea si dimostra concreta, funzionale e conforme al diritto internazionale, non solo le vittime ottengono un giusto riconoscimento della violazione subìta ma si evitano anche ricorsi agli organi internazionali. Le istituzioni nazionali indipendenti sui diritti umani sono proprio questo, un tentativo di mantenere la tutela close to home come dicono gli anglofoni, vale a dire vicino a casa.</p>
<p>Dalla prefazione di Benedetto Della Vedova</p><p>The post <a href="https://luissuniversitypress.it/pubblicazioni/la-protezione-dei-diritti-umani/">La protezione dei diritti umani</a> first appeared on <a href="https://luissuniversitypress.it">Luiss University Press</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://luissuniversitypress.it/pubblicazioni/la-protezione-dei-diritti-umani/">La protezione dei diritti umani</a> proviene da <a href="https://luissuniversitypress.it">Luiss University Press</a>.</p>
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		<title>Genere e identità</title>
		<link>https://luissuniversitypress.it/pubblicazioni/genere-e-identita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Oct 2021 14:40:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L’espressione “genere”, distinta per la prima volta dal termine “sesso” negli anni Cinquanta, è oggi onnipresente. Alle iniziali discussioni sui “ruoli di genere”, ossia sui comportamenti e sulle responsabilità che la società tendeva ad assegnare alle persone in base alla loro natura biologica, sono seguiti decenni di approfondimento al quale hanno contribuito e contribuiscono discipline [...]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’espressione “genere”, distinta per la prima volta dal termine “sesso” negli anni Cinquanta, è oggi onnipresente. Alle iniziali discussioni sui “ruoli di genere”, ossia sui comportamenti e sulle responsabilità che la società tendeva ad assegnare alle persone in base alla loro natura biologica, sono seguiti decenni di approfondimento al quale hanno contribuito e contribuiscono discipline afferenti a innumerevoli ambiti delle scienze sociali, umane, psicologiche e altre ancora. Le convinzioni sul genere hanno un impatto sul nostro lavoro, sulla famiglia, sulla scuola, sulla religione, sulle leggi, sulla politica, sui rapporti, sullo sport, sull’abbigliamento, e su molto altro. Il genere permea quasi ogni aspetto delle nostre vite di esseri umani. Questo libro intende fornire una introduzione sintetica ma completa a tutti gli aspetti utili a chiarire i dubbi sulle varie definizioni e implicazioni del genere, a capire il grado di inclusione che hanno raggiunto le nostre società e a delineare il lavoro che è ancora necessario compiere.</p><p>The post <a href="https://luissuniversitypress.it/pubblicazioni/genere-e-identita/">Genere e identità</a> first appeared on <a href="https://luissuniversitypress.it">Luiss University Press</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://luissuniversitypress.it/pubblicazioni/genere-e-identita/">Genere e identità</a> proviene da <a href="https://luissuniversitypress.it">Luiss University Press</a>.</p>
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